
Punti chiave
- CZ ha esortato gli utenti iPhone a installare gli ultimi aggiornamenti di iOS e ha sottolineato che le app dei wallet non possono aggiornare il sistema operativo dei dispositivi.
- Un ricercatore ha riferito che sono stati sottratti circa 5,57 milioni di dollari in criptovalute e che oltre 18 siti web avrebbero distribuito codice dannoso.
- Il ricercatore ha dichiarato che Apple ha corretto tutte e sei le vulnerabilità della catena di exploit nota, ma che alcune parti del vecchio codice che prendeva di mira i wallet potrebbero essere ancora riutilizzabili.
L’avvertimento di CZ mette gli aggiornamenti dei dispositivi al centro della sicurezza dei wallet
Changpeng Zhao, cofondatore di Binance e ampiamente noto come CZ, ha esortato gli utenti iPhone a installare gli ultimi aggiornamenti di iOS in un post pubblicato su X il 6 novembre. Ha posto particolare enfasi su chi non aggiorna i propri dispositivi da tempo. Il messaggio è arrivato dopo alcune segnalazioni su DarkSword, un exploit che, secondo quanto riferito, sfrutta siti web dannosi aperti in Safari per prendere di mira le informazioni sugli iPhone. Il problema immediato riguarda la sicurezza del dispositivo che conserva i dati del wallet, non soltanto quella dell’app del wallet.
CZ ha inoltre evidenziato un aspetto che può essere facile trascurare: aggiornare un’app per wallet crypto non aggiorna il sistema operativo del telefono. Il suo messaggio ha presentato la custodia autonoma come una responsabilità che richiede agli utenti di occuparsi della manutenzione del dispositivo oltre che della gestione del wallet. La distinzione è importante in questo scenario, secondo quanto riferito, perché il percorso d’accesso al telefono sarebbe un sito web compromesso, anziché una vulnerabilità che richieda necessariamente un intervento all’interno di un’app per wallet.
La preoccupazione segnalata è che una persona possa esporre informazioni sensibili semplicemente visitando un sito infetto, senza collegare un wallet, firmare una transazione o concedere un’autorizzazione. Un utente di criptovalute che ha discusso della minaccia ha descritto i file dei wallet e le frasi di recupero memorizzati sul dispositivo come potenziali obiettivi. Questi dettagli spiegano perché la segnalazione abbia attirato l’attenzione degli utenti che custodiscono autonomamente i propri fondi: le informazioni che possono consentire di controllare un wallet potrebbero essere a rischio anche quando l’utente non avvia una transazione in criptovaluta.
Cosa hanno riferito i ricercatori su DarkSword
Le affermazioni su DarkSword non si limitano a una possibile modalità di accesso. Il ricercatore di minacce Officer’s Notes ha riferito che attraverso la vulnerabilità sarebbero già state rubate criptovalute per un valore di circa 5,57 milioni di dollari. La segnalazione ha inoltre sostenuto che nella diffusione di codice malevolo sarebbero stati coinvolti più di 18 siti web. Si tratta di cifre riportate dal ricercatore, non di risultati verificati in modo indipendente nel materiale fornito; descrivono quindi la portata dichiarata e vanno lette tenendo presente questa attribuzione.
Officer’s Notes ha inoltre riferito che DarkSword veniva messo in vendita online a 30.000 dollari e che il venditore indicava iOS 18.6.2 come l’ultima versione del firmware supportata. Il ricercatore ha anche detto di aver trovato segnaposto per iOS 26 e 27. Questa osservazione potrebbe indicare una preparazione a possibili exploit futuri, ma la sola presenza di segnaposto non dimostra che esistano attacchi funzionanti per quelle versioni. La segnalazione li presenta come un possibile indizio di uno sviluppo pianificato, non come prova di capacità attualmente disponibili.
Il ricercatore ha affermato che Apple aveva già corretto tutte e sei le vulnerabilità utilizzate nella catena di exploit nota. È un’importante precisazione rispetto agli avvertimenti: non si sostiene che l’intera catena segnalata non sia stata corretta. Tuttavia, Officer’s Notes ha dichiarato che alcune parti di una versione precedente potrebbero ancora essere riutilizzate e di aver individuato un’iterazione con una funzione dedicata al wallet imToken. Le informazioni disponibili non specificano in quali condizioni quel codice resti utilizzabile né identificano tutti i dispositivi interessati.
I precedenti incidenti che hanno coinvolto iPhone evidenziano il rischio
Le segnalazioni sollevano quindi due questioni collegate ma distinte: se un telefono abbia installato le correzioni per le vulnerabilità della catena nota e se il vecchio codice dedicato ai wallet possa ancora essere riadattato. Secondo il ricercatore, le patch di Apple correggono le vulnerabilità individuate in quella catena, mentre l’affermazione sui componenti riutilizzabili riguarda il codice di una versione precedente. La fonte non dimostra che tutti gli iPhone restino esposti, né fornisce un elenco completo dei dispositivi o delle configurazioni software a rischio.
Per chi conserva frasi di recupero o file del wallet sul telefono, il presunto percorso senza approvazione cambia il consueto modo di concepire la sicurezza delle transazioni. Un utente potrebbe aspettarsi una connessione al wallet o una richiesta di firma prima che i propri asset possano essere messi a rischio, ma il resoconto descrive i dati sensibili come un possibile bersaglio dopo la visita a un sito compromesso. Questo non significa che ogni visita si traduca in un furto; sottolinea che la sicurezza del dispositivo e della navigazione può essere importante tanto quanto le protezioni integrate nel software del wallet.
DarkSword non è l’unico problema di sicurezza degli iPhone citato nella fonte in relazione alle criptovalute. Una vulnerabilità distinta nel motore di rendering 2D CoreGraphics di Apple poteva consentire l’esecuzione di codice dannoso quando il dispositivo elaborava un file creato appositamente. Apple ha corretto il problema con gli aggiornamenti identificati nel resoconto come iOS 26.7.1 e iPadOS 26.7.1, verso la fine di settembre. Il resoconto non collega tecnicamente quell’incidente a DarkSword; è rilevante come un altro esempio segnalato di esposizione a livello di dispositivo.
Cosa si sa e cosa resta da chiarire
Secondo il resoconto fornito, Apple ha riconosciuto che la vulnerabilità di CoreGraphics potrebbe essere stata sfruttata in attacchi altamente sofisticati contro persone specifiche. All’epoca, SlowMist ha reagito invitando gli utenti di criptovalute ad aggiornare i propri dispositivi e a evitare link e download sospetti. Questo precedente offre un contesto all’attuale enfasi di CZ sugli aggiornamenti del sistema operativo, ma non dimostra che la vulnerabilità precedente e DarkSword siano lo stesso exploit. Gli incidenti vengono presentati come casi di sicurezza distinti, accomunati dalla preoccupazione per le informazioni sensibili.
Un altro caso riguardava l’app FomoPeek. Secondo quanto riferito, SlowMist e il team di sicurezza di OKX hanno individuato nell’applicazione codice dannoso in grado di sfruttare vulnerabilità di iOS e accedere a informazioni sensibili che normalmente esulavano dai permessi di FomoPeek. Il rapporto fornito non specifica il numero di utenti interessati, le perdite o quando sarebbero avvenuti eventuali furti. La sua rilevanza in questo contesto è più circoscritta: anche le app installate, come i siti web e le vulnerabilità del sistema operativo, sono state descritte come un possibile canale per accedere a informazioni al di fuori di quanto previsto.
Alcuni aspetti del caso DarkSword restano incerti: la portata complessiva dei dispositivi interessati, le modalità con cui sarebbero stati verificati i furti segnalati e se il vecchio codice individuato possa, in pratica, agire sui software attuali. Il rapporto afferma che le sei vulnerabilità della catena nota sono state corrette, ma non chiarisce questi interrogativi più ampi. In questa situazione d’incertezza, la raccomandazione di CZ è chiara: mantenere iOS aggiornato. La fonte, tuttavia, non offre elementi per concludere che tutti gli utenti iPhone siano interessati o che un aggiornamento, da solo, risolva ogni problema di sicurezza dei wallet.
Fonte: CryptoPotato




