
Bitcoin ha trascorso gli ultimi giorni faticando a superare in modo decisivo gli 80.000 dollari, e gli operatori di opzioni non sembrano particolarmente preoccupati da un’imminente esplosione della volatilità, nonostante i principali eventi economici in programma nei prossimi dieci giorni.
La più recente analisi di mercato di QCP Capital indica che la volatilità implicita at-the-money di BTC a 18 giorni si attesta attualmente solo al 37%-38%, nonostante l’imminente rapporto sull’inflazione statunitense e la successiva riunione del FOMC.
In attesa di maggiore chiarezza
Gli analisti ritengono che la compressione della volatilità rifletta un mercato in attesa di ulteriori informazioni, piuttosto che operatori con una forte convinzione direzionale. Questa interpretazione ha trovato qualche conferma la scorsa settimana, dopo la pubblicazione del rapporto sull’occupazione di agosto, che ha superato nettamente le aspettative: l’economia statunitense ha creato 162.000 posti di lavoro, contro i circa 55.000 previsti. La disoccupazione è rimasta al 4,1%, mentre i salari orari medi sono aumentati dello 0,3% su base mensile.
Il dato ha rafforzato l’ipotesi che gli Stati Uniti restino resilienti e ha riportato l’attenzione sull’inflazione e sulla prossima mossa della Fed. I mercati attribuiscono ora una probabilità del 58% a un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione del 15-16 settembre.
Anche le principali istituzioni hanno assunto posizioni più restrittive, soprattutto dopo il discorso di Kevin Warsh alla fine di agosto. UBS prevede che la banca centrale aumenti i tassi a settembre e anche a dicembre, dopo aver inizialmente previsto che non ci sarebbero state variazioni quest’anno.
A parte una breve correzione di qualche migliaio di dollari, Bitcoin ha mantenuto la sua resilienza, superando quota 82.000 dollari la scorsa settimana prima di stabilizzarsi appena sotto gli 80.000.
L’indice CPI può influenzare il mercato
La prossima grande prova arriverà con i dati sull’inflazione di agosto, che saranno annunciati nel corso di questa intensa settimana economica. L’inflazione alla produzione fornirà il primo segnale giovedì, seguita venerdì dall’indice dei prezzi al consumo, decisamente più importante.
Quest’ultimo potrebbe modificare sensibilmente le aspettative in vista della prossima decisione della Fed. Come di consueto, un dato superiore alle attese darebbe alla banca centrale più margine per aumentare i tassi, spingendo potenzialmente al rialzo i rendimenti dei Treasury e creando ulteriori pressioni sugli asset rischiosi come bitcoin.
La minaccia dell’inflazione è diventata particolarmente rilevante, mentre i prezzi del petrolio continuano a salire in seguito alla ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran. Lunedì il greggio Brent si è avvicinato ai 100 dollari al barile, mentre i mercati stanno già attribuendo probabilità sempre maggiori a rialzi dei tassi da parte di diverse importanti banche centrali.
Un dato più contenuto potrebbe ridurre la pressione sui responsabili delle politiche monetarie affinché intervengano e fornire potenzialmente a BTC il catalizzatore per superare finalmente quota 82.000 dollari. Tuttavia, gli analisti di QCP non si aspettano un breakout significativo in nessuna delle due direzioni.
Fonte: CryptoPotato





